Franco Janich morto, il Bologna piange il libero del settimo scudetto

Se n’è andato anche Franco Janich, soprannominato “l’armeri” (l’armadio), difensore centrale, 11 stagioni con la stessa maglia, un altro degli eroi del 1964, l’anno dell’ultimo scudetto rossoblù. Ha raggiunto lassù Perani, Bulgarelli, Nielsen, Haller, Pascutti, tutti i grandi di quel Bologna che “giocava come in Paradiso”. E adesso è in Paradiso pure lui, assieme ai suoi vecchi compagni .Ciao Francone. Aveva 82 anni, la città gli era rimasta nel cuore. Le condoglianze della società. Bologna, 2 dicembre 2019 – L’Anta dell’armadio si è chiusa: e questa volta per sempre. Addio ‘Armeri’, al secolo Franco Janich, il roccioso libero del Bologna del settimo scudetto, tanto arcigno e poco incline a fare sconti agli avversari sul campo quanto cordiale, epicureo e burlone fuori dal rettangolo verde. Janich si è spento questa mattina, all’età di 82 anni(era nato il 27 marzo 1937), in una clinica poco distante da Nemi, la località dei Colli Romani che si affaccia sull’omonimo lago e che da decenni l’ex pilastro del Bologna di Bernardini aveva scelto come ‘buon retiro’ in cui vivere con la moglie. Da mesi lottava contro una grave malattia, che tra l’altro gli aveva impedito di presenziare, lo scorso 9 ottobre, alla festa al Dall’Ara per i centodieci anni del club. Friulano di Palmanova (Udine), classe 1937, Janich tira i primi calci allo Spilimbergo, in quarta serie, da dove spicca il violo verso l’Atalanta, con cui fa l’esordio in serie A nel 1956. Dopo tre stagioni alla Lazio nel 1961 approda al Bologna, voluto da Fulvio Bernardini, che lo aveva allenato proprio nella capitale. E’ l’inizio di un sodalizio splendido, che dura undici stagioni, dal 1961 al 1972, per complessive 376 presenze, spareggio dell’Olimpico con l’Inter compreso. Sotto le Due Torri la sua bacheca si arricchisce di uno scudetto, di una Coppa Italia e di una Mitropa Cup. La vita dei suoi compagni di squadra, invece, i memorabili Ragazzi del ’64, si arricchisce di lazzi e battute al fulmicotone, perché Janich era uno che non amava prendersi troppo sul serio e altrettanto faceva col mondo. Quando gli facevi notare che in 427 partite di A non aveva mai segnato un gol, ti fulminava con una battuta: “Se avessi segnato anche un solo gol mica sarei stato unico…”. Chiusa la carriera da calciatore in serie C alla Lucchese Janich è stato apprezzato dirigente di Lazio, Napoli e Bari. La stessa avventura l’ha tentata in uno dei Bologna più sbrindellati della storia, quello che all’inizio degli anni ’90 era finito nelle mani di Casillo. Nell’anno di (dis)grazia 1992-93, Janich e il suo amico Romano Fogli, rispettivamente dietro una scrivania e in panchina nelle ultime giornate, provarono a metterci una pezza, ma arrivarono la retrocessione in C e il fallimento del club. Nulla che gli avesse tolto il sorriso, lui che poteva tenerti al telefono mezzora per raccontarti barzellette. Oggi quella voce gentile e spassosa si è spenta per sempre. Il Bologna sul proprio sito lo ricorda come “un campione sul campo e nella vita”. Un altro dei petali preziosi ad andarsene di quel fiore indimenticabile che è stato il Bologna del settimo scudetto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...