Luca ritrovato in un campo: era morto da un mese, sembra escluso il delitto

 

 

Questo il primo responso del medico legale in attesa dell’autopsia di lunedì. Moretti (26 anni) era scomparso a fine maggio. Arezzo, 30 giugno 2018 – L’ho hanno  trovato il ragazzo con il ciuffo dei vent’anni e gli occhi perduti si affaccia sconvolto sui campi della morte. E’ lì, lungo la statale, dove le auto continuano a sfrecciare come se niente fosse successo: come se poco dopo le 13 non fosse arrivata una drammatica telefonata ai carabinieri. «Ho trovato un corpo nel campo». Il corpo è quello del «Moro»: Luca Moretti, un ragazzone dal sorriso contagioso, la cui scomparsa da oltre un mese avvelena la vita di Rigutino. Ritrovato ieri, poco dopo Policiano, in una di quelle traverse che moltiplicano i pericoli della 71. Al centro di un mistero ancora fitto, quasi come la vegetazione di questo scorcio di campagna. Sembra escluso il delitto, non emergono segni di violenza. E allora le altre ipotesi si muovono in un sentiero stretto: overdose? Luca non ha precedenti specifici ma dalle indagini di questo mese risulterebbe non insensibile a certe sostanza. Un malore? Possibile ma difficile pensare a 26 anni non collegato a qualche concausa. Per certo Luca è circa un chilometro più in là, oltre la polisportiva, oltre gli alberi. Lo hanno cercato in tutti i modi, dal cielo e in terra con i cani: era in terra, coperto dall’erba alta. Che gli si è richiusa intorno, nascondendone fino a ieri il corpo. E neanche ieri sarebbe venuto a galla se Luca Gallorini, un uomo di 45 anni, non si fosse impuntato di mietere il campo. Lavorando ha sentito qualcosa che faceva resistenza. Prima ha pensato ad un sasso, poi ad un animale: finché l’odore acre e uno sguardo più attento non gli hanno spalancato la dura verità. Lì sotto c’era un morto. E ha dato l’allarme. Da quel momento è cominciato l’afflusso di carabinieri (a condurre le indagini è il nucleo operativo), medici legali, magistrati: le auto deviano dalla statale e sembrano come sparire anche loro tra l’erba alta di questo scorcio di Valdichiana. Matteo Benvenuti arriva da Siena, dall’istituto di medicina legale. Da lui tutti attendono le risposte più complicate. In terra un corpo in avanzato stato di decomposizione: sdraiato, la pancia in su, il bel viso ormai scomparso rivolto verso il cielo. Non può ancora dire quale sia la data esatta della morte ma i resti sembrano compatibili con una morte avvenuta poco dopo la scomparsa, quel pomeriggio del 26 maggio. La causa? Il Pm Andrea Claudiani dispone l’autopsia, dovrebbe essere eseguita forse lunedì. Al momento non pare ci siano segni di violenza, quelli che farebbero pendere l’ago dell’incerta bilancia verso il delitto. Anche se i dubbi sono legati alla zona nella quale Luca viene ritrovato: lontana dalla strada, difficile da raggiungere perfino a piedi. E che un mese fa era ancora più selvaggia, non essendo passato alcun mezzo agricolo a falciare l’erba che dilaga dappertutto. Certo intorno al mistero centrale ruotano tutte le altre ipotesi. Quella remota di un delitto porterebbe ad aprire un’inchiesta per omicidio. Lo scenario, ancora tutto da dimostrare, di un’overdose spingerebbe a cercare il pusher, a indagare sulla morte come conseguenza di altro reato. Oppure, terza strada, che Luca non fosse solo, che qualcuno fosse con lui o addirittura preso dal panico lo abbia portato in quel campo fatale: e lì ci muoveremmo tra l’omissione di soccorso e l’occultamento di cadavere. Troppi finali per un giallo che per ora ha restituito solo la verità più amara: la morte di un ragazzo di 26 anni, cercato disperatamente per 34 giorni. Il suo volto campeggia ancora sui social, insieme alla richiesta di aiuto della famiglia. Insieme a quel sorriso spento troppo presto.

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